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Come far dormire i neonati: bed-sharing o co-sleeping?

Da quando svolgo la mia attività di consulente del sonno, immancabilmente i “miei genitori”, mi pongono domande sul “luogo nanna”: come far dormire i neonati in sicurezza, e per agevolare la nanna dolce? Condivisione del lettone con mamma e papà, o stessa stanza ma letti diversi? Tutti insieme nella stessa camera, o cameretta da soli ? Domande, dubbi e perplessità comuni e normali per qualsiasi genitore che si appresta, al calare della sera, a mettere a nanna il proprio bambino. Se poi ci mettiamo in mezzo le chiacchiere tra amici, parenti e una letteratura per l’infanzia alquanto discordante fra di loro, abbiamo un quadro della situazione ancora più caotico.

Facciamo dunque un po’ di chiarezza sulla condivisione del sonno affrontando due importanti temi come il bed sharing e il cosleeping. 

Come far dormire i neonati i primi mesi?

Esistono molte correnti di pensiero sul dove far dormire i neonati, e altrettanti pareri discordanti fra di loro sulla condivisione del sonno con il proprio piccino. Eppure è una usanza che in moltissime parti del mondo è ancora in uso, ma in alcune società occidentali moderne sembra che questa pratica sia spesso messa in dubbio. Porsi domande e rispondere agli innumerevoli dubbi su quale comportamento sia maggiormente adatto a rispondere ai bisogni del vostro bambino, è lecito e normale per qualsiasi genitore. È altrettanto importante cercare di capire se il bed sharing e il co-sleeping possono fare al caso vostro e come poterlo fare in sicurezza

La condivisione del sonno sia essa nel lettone con mamma e papà (bed sharing) o in prossimità sensoriale dal genitore (co-sleeping) è parte di un pensiero molto ampio che appartiene ad una specifica modalità di accudimento, la cura prossimale.  

Quando parliamo di cure prossimali andiamo a coinvolgere tutti quei comportamenti che come genitori effettueremo per poter rispondere in maniera efficace ai bisogni di nostro figlio.

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Il bisogno di contatto è sempre importante!

Di cosa hanno bisogno i neonati e i bambini per crescere sicuri e divenire individui autonomi e indipendenti? Amore, certezza, contatto e contenimento attraverso il contatto fisico (perché il bisogno di contatto non è un vizio). 

Le pratiche che permettono di rispondere alle esigenze di ogni neonato sono principalmente l’allattamento al seno, il massaggio infantile, il babywearing, l’apprendimento musicale e la lettura ad alta voce. 

Ad accomunare queste pratiche è il contatto pelle a pelle che in una prospettiva più ampia riconosce come le esigenze dei bambini siano naturali e fisiologiche. Non parliamo di cattive abitudini o dei peggiori vizi, perché, come dico spesso, è l’aria che si può viziare, non i bambini. Una moderna visione di insieme che ha portato a nuove prospettive ed approcci come il bed sharing e il co-sleeping.

Il ritmo circadiano

L’antropologo McKenna, esperto su condivisione del sonno e sindrome della morte in culla, afferma categoricamente che i neonati nei primi 6/7 mesi non pensano di rovinare la vita del proprio genitore. La pretesa, il desiderio e i vizi di per sé non esistono mentre sono presenti i bisogni naturali di un essere vivente che è appena giunto al mondo. 

Sicuramente sapranno regolarsi fisiologicamente nelle poppate al seno, ma quando andiamo a coinvolgere l’argomento sonno, la struttura è differente ed è ancora immatura. 

I neonati, differentemente dagli adulti, hanno bisogno di trovare il loro equilibrio di sonno veglia e per poterlo fare l’orologio biologico interno deve maturare consolidandosi. La pressione omeostatica che lo regola sarà presente attorno al 2° mese di vita mentre la melatonina fino al 4° mese è assente. Il ritmo circadiano ha bisogno di essere assecondato, e per poterlo fare, necessita di una risposta adeguata da parte del genitore.

Co-sleeping o bed sharing quale potrebbe essere la scelta giusta?

Non esiste una verità univoca, l’importante è far dormire i neonati in assoluta sicurezza. Esistono famiglie con esigenze differenti che hanno bisogno di non sentirsi giudicate per qualsiasi scelta vogliano fare per sé e per il benessere del proprio figlio. Esistono situazioni differenti in qualsiasi scelta che si decida di intraprendere e nel caso di co- sleeping o bed sharing ciò che conto è poterlo fare in sicurezza. Per tutta la famiglia. 

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Cos’è il co-sleeping?

Quando parliamo di co-sleeping andiamo a intendere il dormire a fianco del genitore che è ben differente dal bed sharing che invece sottintende la presenza del neonato all’interno del lettone.

Praticato in sicurezza, permetterebbe innumerevoli vantaggi sia per i genitori che potranno rispondere alle esigenze del proprio bambino e al neonato che avrà di rimando la possibilità di assimilare ogni sensazione positiva:

  • praticità nel gestire i micro risvegli;
  • favorire il bonding ovvero il legame fra neonato e mamma;
  • soddisfare le esigenze di sonno di tutta la famiglia;
  • aumento della serotonina che come ormone del buonumore porta ad essere più sereni;
  • favorisce l’allattamento al seno e un buon aumento di poppate notturne porta a un incremento delle difese immunitarie;

Un buon sonno ristoratore attraverso il co sleeping necessita di adeguati comportamenti sicuri, che sono importanti per ridurre il rischio della morte in culla. Dormire insieme a mamma e papà secondo diversi studi può avere un ruolo di prevenzione della SIDS in quanto i neonati hanno un tempo più lungo nella fase 1 e 2 del sonno Rem. Un sonno più leggero che porta ad avere reazioni di risveglio in caso si presentino disturbi respiratori. 

Per poter parlare di co-sleeping in sicurezza, è necessario seguire alcuni importanti comportamenti come:

  • il neonato deve essere in una posizione supina (a pancia in su);
  • la temperatura ideale della stanza dovrebbe essere tra i 18 e i 20 gradi (né troppo caldo e tanto meno troppi freddo);
  • evitare il cuscino, paracolpi e oggetti che possono essere portati alla faccia e in bocca;
  • il neonato dovrebbe essere posizionato con i piedi che toccano la culla o il lettino così da non scivolare sotto le coperte;
  • sacco nanna e swaddle sono consigliati in misura non troppo grande o non troppo stretta. 

Cos’è il bed sharing?

E in caso di bed sharing, cioè condivisione dello stesso letto (che comunque si sconsiglia nei primi mesi, proprio per preservare la sicurezza dei piccini) valgono gli stessi accorgimenti, ma con un doppia raccomandazione che riguarda tutti gli oggetti come:

  • coperte;
  • cuscini.
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Perché il rischio di finire in fondo al letto sotto le coperte purtroppo è reale. In caso, sarebbe opportuno mettere una protezione in fondo ai piedi per fare in modo che il neonato non rimanga al di sotto di pesanti coperture. 

Pensiamo sempre in sicurezza!

Qualsiasi opzione stiamo valutando, attenzione sempre prima di tutto alla sicurezza. Non lo ripeterò mai abbastanza!

A favore delle pratiche di condivisione del sonno abbiamo visto vi è in primis l’attaccamento del neonato verso il genitore. Si pensa erroneamente che questo possa portare in futuro a una maggiore difficoltà di distacco e a un dipendenza nei confronti della figura di accudimento molto difficile da gestire. È differente invece pensare che il neonato nei primi mesi di vita abbia bisogno di trovare in noi il proprio porto sicuro, e per potersi addormentare serenamente necessiti di risposte adeguate ai suoi bisogni. Questo non significa che sarà per tutta l’infanzia e per sempre. Per raggiungere una solida indipendenza bisogna passare per una grande dipendenza. 

Le mie consulenze personalizzate, mirano proprio a sostenere i neogenitori in questo percorso bellissimo, illustrando loro le varie possibilità in base alle esigenze della famiglia (corri a scoprire i miei percorsi di consulenza del sonno e di supporto emotivo e pratico!).

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